Una cassaforte lontana dai pericoli: la Gestione Separata

Pregi e difetti di uno strumento assicurativo particolarmente importante a tutela del risparmio.

Tra altalena degli indici borsistici, spread sull’ottovolante, patrimoniali strong o light e scenari ciprioti all’orizzonte, la scelta di dove investire il proprio denaro diventa un ingarbugliato cubo di Rubrik.

Se il vostro profilo di rischio è alquanto basso e la paura è alquanto alta, se siete consapevoli che il mercato non è in grado di dare rendimenti da anni ’80 e, soprattutto, se non vi fate abbindolare da promesse al 4% che, a conti fatti, si dimezzano allora potrebbe essere interessante la sottoscrizione di una polizza assicurativa a tutela del vostro risparmio.

Cos’è la gestione separata. La Gestione Separata è una particolare forma di tipo asicurativo, che prevede un Fondo creato dalla Compagnia (ma separato da essa – da qui la parola “separata”) formato generalmente da titoli di Stato e obbligazioni nella quale confluiscono gli investimenti dei clienti che aderiscono a contratti ad essa collegati.

Come funziona? Il patrimonio è giuridicamente separato dal resto in quanto va a coprire le polizze emesse e, in caso di fallimento della Compagnia di assicurazione, non può essere aggredito dai creditori di quest’ultima. I rendimenti sono definiti “storici”, nel senso che non seguono al guinzaglio l’andamento del mercato ma si muovono più lentamente, soprattutto perché i titoli al suo interno sono contabilizzati al “costo storico”, cioè tenendo conto del loro valore al prezzo d’acquisto fino al momento della vendita o rimborso. Il rendimento della gestione separata dunque è dato dai rendimenti dei titoli in essa contenuti e dalla differenza tra il prezzo di acquisto e di vendita che può dare un plusvalore oppure una perdita. Inoltre i titoli sono nella maggior parte dei casi tenuti in portafoglio ed incassati alla naturale scadenza Crisi Cipro.

Le garanzie. Con la Gestione Separata la Compagnia ha nei confronti del cliente un obbligo di tipo contrattuale. Una cosa non da poco: pensate al caso dei famosi “Bond Parmalat”. Le banche che collocarono quei titoli non avevano nessun obbligo di garantire la “bontà” dei titoli stessi (anche se l’argomento sarebbe da approfondire). E non vi era nessun obbligo di risultato. Il rischio per obbligazioni o titoli di Stato, in definitiva, grava sempre sul risparmiatore. Già, perché anche nel caso di default di uno Stato nessuno potrà garantirvi la restituzione del capitale di un Bond (vedi il caso Argentina). Nella Gestione Separata, invece, anche grazie al meccanismo delle riserve matematiche, il capitale è sempre garantito mentre la complessa composizione dei titoli del fondo, operata dalla Società secondo un regolamento (che vi viene consegnato prima della sottoscrizione), rende la Gestione Separata in grado di resistere anche ad eventuali robusti scossoni sui mercati. Almeno in linea teorica (molto teorica sinceramente…).

I Rendimenti. Pochi, maledetti e subito. Le Gestioni Separate sanno offrire (ad oggi) rendimenti lordi tra il 3,5% ed il 4,5%. A queste percentuali, però, vanno tolti i “trattenuti fissi” ovvero la percentuale sul rendimento stesso che la Compagnia trattiene per coprire i costi della gestione (la sicurezza costa). Tale trattenuto può essere più o meno elevato ed incide sul rendimento reale del prodotto. Le imposte, poi, variano secondo la composizione del “paniere”. Mediamente siamo attorno al 14%, in quanto la parte dei titoli di Stato (imposta al 12,50%) è mediamente più elevata rispetto alla componente obbligazionaria o azionaria (tassata al 20%).

bankokciproLe alternative. I principali competitor delle polizze legate alle Gestioni Separate sono le obbligazioni, i titoli di Stato ed i Conti Deposito vincolati. Le prime due soluzioni risentono, però, delle oscillazioni del mercato. In presenza di rendimenti crescenti, il BTP o l’obbligazione perde valore, comportando una perdita secca in caso dovessimo provvedere alla sua vendita prima della scadenza. In secondo luogo, con uno scenario più pessimistico, non vi sarebbe nessun tipo di garanzia sottostante nel caso di fallimento delle Società di cui deteniamo l’obbligazione o in caso di default dello Stato emittente il BTP. I Conti Deposito, invece, sono garantiti dalla Stato fino a Euro 100.000. Ma sono soggetti all’imposta di bollo ed alla “patrimoniale” dell’1,5 per mille che ne diminuisce di molto, anzi moltissimo, il rendimento netto finale, influenzato anch’esso dalla tassazione sui rendimenti (tassanti al 20%).

I contro della Gestione Separata. Dulcis in fundo… ma non in questo caso. Tanta sicurezza ha, ovviamente, un costo. Abbiamo già parlato del trattenuto fisso che incide sui rendimenti. Esistono, poi, a seconda del tipo di prodotto, dei caricamenti che possono essere percentuali (calcolati sul premio versato) oppure fissi (da 50 a 100 euro una tantum). Altro fatto che incide sulla scelta di optare per un prodotto assicurativo è la durata. Solitamente questo tipo di prodotti prevede delle penali (anche molto elevate) nel caso si ritiri il capitale prima di 2-5 anni. Fortunatamente le cose stanno cambiano. Alcune soluzioni di Unipolsai prevede piccolissime penali nei primi anni che alla fine possono rendono comunque molto interessante il prodotto. E nessuna penale successivamente. Quel che è certo è che la durata “naturale” di questi strumenti è medio/lunga anche per effetto dei vari “bonus” che queste polizze offrono al raggiungimento di una certa anzianità di sottoscrizione. Ma non è da sottovalutare l’ipotesi di sottoscrivere comunque una polizza assicurativa con orizzonti temporali più brevi.

A conti fatti. Quel che è certo è che non esiste sul mercato il prodotto che vi dà rendimenti alti e garanzia. Gli anni ruggenti sono alle spalle e davanti ci sono i PIIGS e Cipro. A conti fatti, poi, se andiamo a guardare il rendimento netto (tolte le commissioni, i caricamenti, le imposte sui rendimenti e le patrimoniali varie) difficilmente uno strumento di risparmio dal basso rischio (e a garanzia certa di capitale) può darvi più del 2% netto annuo nel breve periodo. Anche in questo caso la differenza la può fare il vostro consulente. Se la prima domanda che vi fa non è “questi soldi sono i risparmi di una vita?”…beh, cambiate consulente.

Torneremo sull’argomento del risparmio assicurativo, parlando delle famigerate polizze Unit ed Index linked e di quelle a capitalizzazione.

 Ilie Rizzato

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