Lo sapevi che le polizze assicurative sono uno strumento di marketing?

Ecco perché molte polizze non servono a tutelare solo te stesso ma anche, e soprattutto, i tuoi clienti.

Se sei un imprenditore o un professionista di sicuro sei anche un consumatore. Insomma, pure tu mangi, ti vesti, compri beni e servizi, ti fai aggiustare l’auto, ti fai curare, ti fai assistere da un avvocato, da un commercialista o da un geometra.

Quindi anche tu sei contemporaneamente fornitore (di un bene o di un servizio) quando lavori e consumatore quando diventi cliente di qualcun’altro.

Per cui conosci bene quali sono i criteri di scelta che entrano in gioco quando devi mettere mano al portafoglio: essi possono essere il prezzo, la qualità, il servizio, la velocità, la comodità e molti altri.

Insomma, ogni prodotto ed ogni servizio che compri o valuti di acquistare passa il tuo personale setaccio. E per ogni prodotto o servizio che acquisti, nella tua mente, si forma una lista di fornitori di riferimento.

Quando devi comprare un’auto, un paio di scarpe o devi scegliere il commercialista probabilmente nella tua testa ci saranno varie opzioni ma la scelta cade sempre e solo su uno. Almeno finché la fiducia nel tuo fornitore non è tradita.

Quindi, per ognuno di loro ti fai un’idea, un’opinione e magari pure una sorta di “classifica”.

Bene, quello che devi sapere è che le stesse cose che tu pensi di un’impresa o di un professionista da cui acquisti i tuoi clienti la pensano di te prima di darti i loro soldi.

donna-con-secchielli-da-carosello-moplen-1966Già, quando svesti i panni del consumatore e torni ad essere titolare d’impresa o di studio lo stesso processo e setaccio mentale che fino ad un secondo prima usavi tu per gli altri, gli altri lo usano per te. Ti pesano su tutto, valutano tutto e poi decidono.

I clienti hanno innanzitutto bisogno di garanzia e sicurezza. Vogliono essere sicuri che non li fregherai, che sarai capace di soddisfare le loro esigenze e che non subiranno perdite per colpa tua. Valuteranno quindi la tua capacità professionale (o produttiva) e ti sceglieranno come partner.

Ma tutta la tua bravura a volte non basta per renderli tranquilli perché anche loro sanno bene che l’infallibilità non è di questo mondo. Per questo hanno bisogno di sapere che dietro alla tua promessa di dare loro un beneficio esiste una garanzia forte che li tuteli anche contro l’imponderabile.

Una garanzia che da solo evidentemente non potrai dare, se non correndo enormi pericoli per il tuo patrimonio, e che gioco forza devi affidare all’assicuratore.

Ti faccio un semplice esempio: se tu fossi a conoscenza che il tuo dentista, il tuo parrucchiere, la tua estetista sono privi di copertura assicurativa per i danni che possono causarti, continueresti a servirti da loro?

Se il chirurgo che deve operarti avesse una polizza assicurativa inadeguata o carente, ti faresti operare da lui?

Se il tuo meccanico avesse una polizza di responsabilità civile che non lo copre nel caso in cui finissi in fosso perché ti ha rimontato male una ruota, porteresti la tua auto da lui?

Ovviamente la risposta è no!

Per cui, come pensi reagirebbero i tuoi clienti se si scoprisse, dopo un incidente o un errore, che le tue coperture assicurative non sono adeguate a tutelarli? Che figura ci faresti con loro e con i tuoi concorrenti? Quale sarebbe la reazione del mercato, magari dei giornali se il fatto ha una certa visibilità, dei Social Network?

Che effetto avrebbe sul tuo lavoro, sul tuo patrimonio e sul tenore di vita tuo e della tua famiglia?

Chiaro il concetto ora?

Ecco perché una copertura assicurativa adeguata e funzionante (ma qui serve essere sicuri che lo sia… e non è scontato), è anche uno strumento di marketing. E’ una garanzia che puoi aggiungere ai tuoi servizi, come il “soddisfatti o rimborsati”.

Ovviamente se la polizza non ce l’hai è facile capire che stai mettendo a rischio te stesso e soprattutto il tuoi clienti, che ti ricordo sono la tua fonte di reddito. Ma se un sistema di coperture assicurative ce le hai, ma sono inadeguate, scoprirlo quando è ormai troppo tardi non è la cosa migliore.

Ecco perché dovresti prestare molta attenzione nello scegliere il miglior servizio assicurativo specifico per te, consapevole che esso, oltre a salvaguardare te stesso e la tua attività (il suo buon nome e prestigio nel mercato) salvaguardia soprattutto i tuoi clienti e la loro percezione di te nel mercato.

Nella stessa misura in cui riesce a farlo un efficace strumento di marketing. Perché la qualità del tuo lavoro e la fiducia che saprai conquistarti tra i tuoi clienti, sono la migliore pubblicità che tu possa fare.

Se volessi saperne di più in maniera GRATUITA su tutte le assicurazioni specifiche per aziende e professionisti allora puoi iniziare da qui => www.ilierizzatoinsurance.it/risorse-gratuite.

Stay tuned.

Ilie Rizzato

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Sei curioso di sapere il segreto che si cela dietro lo schianto del modulo spaziale su Marte?

Scopri cosa si può celare dietro un’operazione andata male e perché tu non puoi permetterti nessun errore

Sabato sera ho avuto modo di parlare direttamente con gli ingegneri che hanno lavorato sul Lander Schiapparelli.

Esattamente, non è uno scherzo. Sto parlando proprio del modulo che aveva la missione di atterrare sul suolo di Marte quale prima operazione tutta europea di conquista dello spazio.

Questa storia ha davvero dell’incredibile, perché non capita tutti i giorni di poter vivere “da dentro” uno degli eventi mondiali di massima risonanza che potrebbe cambiare i destini dell’umanità negli anni a venire.

Uno degli ingegneri che ha lavorato nel progetto è un mio amico. Si è laureato in ingegneria aerospaziale a Padova (“solo” con 110 e lode, tanto per farti capire) ed oggi lavora a Torino in una delle aziende partner dell’ESA.

Il suo compito è stato quello di ideare e realizzare un termometro per la misurazione della temperatura marziana. Cosa non semplice da fare in totale assenza di atmosfera (non è che si può usare un termometro al mercurio)…

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Un suo collega ed amico, invece, è colui che ha calcolato la traiettoria dell’atterraggio. Una lunga curva di ingresso verso Marte di un apparecchio di 600 kg, fatto partire da un’altezza di 400 chilometri, portato al limite dell’atmosfera marziana posta a 120 km dalla superficie, con l’obiettivo, una volta preso velocità, di far accendere in tempo i retrorazzi e aprire il paracadute per posarsi leggero come una piuma sul suolo extraterrestre.

Un calcolo da nulla insomma.

Ti dicevo: lo scorso week end ero a Torino a trovare il mio amico. E sabato sera si è unito a noi anche l’altro suo collega ingegnere.

Ci siamo trovati in Piazza Castello, e mentre sulla facciata di Palazzo Reale venivano proiettate delle slide che celebravano la straordinarietà della prima missione spaziale che prelude alla colonizzazione di Marte, io me ne stavo con i due ingegneri protagonisti di questo incredibile evento preoccupati di trovare un posto dove mangiare.

Per la serie: i bisogni primari prima di tutto.

Non ti nego che a tavola mi sono sentito come Bruce Willis in Armageddon prima di partire per far saltare in aria l’asteroide. Loro parlavano di traiettorie, antenne che dovevano catturare i segnali e rispedirli alla torre di controllo sulla Terra, satelliti ExoMars, moduli per la raccolta di pietre marziane, reperti, razzi, capsule.

Qualcosa di straordinario per me che ho visto tutti i film e telefilm di fantascienza che esistono, compresi “Spazio 1999” e “Battlestar Galactica” (se te li ricordi sappi che sei proprio vecchio).

Una delle poche cose che sono riuscito a capire, però, è che se i calcoli della traiettoria fossero stati sbagliati anche solo di mezzo secondo, questo si sarebbe tradotto, in termini di distanza su Marte, in ben 5 km di differenza.

Cioè ci pensi? Se sbagli i tempi di accensione dei razzi di solo mezzo secondo, a quella velocità (21.000 km orari) significa sbagliare la “misura” dell’atterraggio di 5 chilometri in altezza.

Sappiamo bene che i nostri eroici supercervelloni i calcoli li hanno fatti più che giusti. E che se il modulo Schiaparelli si è schiantato al suolo è perché i retrorazzi si sono spenti dopo soli tre secondi che erano stati attivati dal computer di bordo.

Una sorta di inconveniente tecnico più che giustificabile visto che i sistemi hanno viaggiato per 56 milioni di chilometri nella galassia.

Il mio buon amico mi ha confidato che la stessa NASA ha una percentuale di successo del 50% nelle proprie missioni spaziali. L’ESA è solo alla prima prova. E comunque qualche dato è stato catturato lo stesso durante questi pochi istanti di “vita marziana” del lander.

Una bella storia non credi? Io ne sono rimasto affascinato. Ma questa storia del “50% di probabilità di successo” mi ha fatto riflettere.

Esatto, ho pensato a tutti i rischi che la tua attività imprenditoriale o professionale ti mette davanti ogni giorno. E soprattutto a come, un assicuratore, riesce a fornire una soluzione adeguata a questi problemi, consentendoti di concentrarti su altre cose del tuo business.

Perché il mio mestiere, anche se non a questo livello ingegneristico, è fatto di calcoli complicati, valutazioni difficili e soluzioni importanti che però devono funzionare al 100%. Non al 50% e nemmeno al 99%.

Anche se, lo so, non è raro che, in genere, esse funzionino si è no a metà. Perché gli assicuratori spesso sono superficiali almeno quanto lo sono certi assicurati.

Ma dimmi: se tu avessi un assicuratore che “porta a termine la sua missione” nel 50% dei casi ti sentiresti sicuro? Evidentemente no, perché non vorresti mai trovarti dalla parte di quel 50% di volte in cui le tue assicurazioni ti portano a schiantarti al suolo.

Ecco, questo è quello che succede quando ti affidi ad operatori “improvvisati”. Oppure ad assicuratori che non hanno abbastanza conoscenza del tuo settore, delle tue problematiche. Oppure non sono professionisti specializzati nella soluzione di problematiche assicurative ma “addetti al bancone” con l’ordine di fare qualche “pezzo” (leggi contratto) in più, per completare il budget.

Questo è quello che succede quando ti affidi ad assicuratori “vecchio stampo” che non hanno tempo da perdere nel capire la tua situazione lavorativa, familiare e patrimoniale.

Le loro missioni si schiantano probabilmente nel 50% dei casi. Ma la perdita economica la subisci tu.

Ogni giorno tu affronti un viaggio interstellare: ogni volta che apri il portone della tua azienda, che alzi la saracinesca del negozio, ogni volta che prendi in mano un fascicolo di un tuo cliente dello studio.

La tua vita è costellata di imprevisti che possono verificarsi con una frequenza ben più alta della caduta di un asteroide sulla terra.

Accidenti se è più alta.

Se leggi un qualsiasi quotidiano troverai ogni giorno notizie di danni o furti subiti da attività economiche (fabbriche, negozi) o ad abitazioni. Troverai notizie di tragici lutti ed incidenti di persone che lasciano sui propri cari il peso economico delle disgrazie. Troverai casi di errori od imputazioni a carico di categorie professionali che dovranno difendersi dalle pretese di clienti sempre più rabbiosi.

Oggi esistono tanti fornitori di polizze e pochi assicuratori. I fornitori di polizze ti hanno fatto cadere in una trappola il cui conto da pagare è solo tuo. Ti hanno fatto pensare che per essere un assicuratore basta fornire un contratto assicurativo e basta.

Questi sono quelli che progettano le missioni spaziali con la probabilità di uno schianto pari o superiore al 50%. O forse peggio.

Sei abituato ai click ed alle app. Sei abituato a curarti informandoti su internet credendo per questo di essere diventato medico.

Stiamo vivendo l’epoca della digitalizzazione a tutti i costi. Ed è un bene: io adoro la digitalizzazione. Gestisco due blog sui temi assicurativi, profili facebook, posto video divulgativi on line da molto tempo. Questa è la digitalizzazione buona: quella che ti dà informazioni e cultura assicurativa spesso e volentieri gratuita e di qualità.

Quella cattiva, invece, è quella che ti fa credere che il servizio assicurativo buono sia quello a poco prezzo senza consulente. Acquisti la “polizza” che ti serve e non “il servizio” che ti serve. Come fanno i fornitori di polizza.

Quella che ti fa credere che un professionista del servizio assicurativo sia qualcosa di superfluo. Ti basta un click: sia che si tratti di una sciocca polizza auto sia che si tratti di una complicata RC Professionale.

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Quella che ti suggerisce: “Fai da solo: risparmia sulla professionalità e compra senza rompiscatole tra i piedi che vogliono solo fregarti” (e questo purtroppo a volte è vero, bisogna ammetterlo!).

Poco importa se un solo sinistro può rovinare la tua vita per sempre. Che un contratto assicurativo può essere molto complicato da interpretare. Che spesso nemmeno gli stessi assicurati non conoscono a pieno le problematiche legate alla propria professione (come i rischi legati a particolari settori professionali, oppure l’incidenza di un eventuale danno sul conto economico aziendale).

Quando tratto con i medici, credi davvero che tutti siano consapevoli di come funziona la loro responsabilità civile e penale? E come funziona la gran parte dei contratti assicurativi? Te lo dico io: no. Altrimenti non ci dormirebbero la notte.

Ma senza scomodare i medici ti faccio un esempio banale che fa persino ridere ma che riguarda tutte le famiglie dall’operaio al super manager alla Marchionne: se il tuo gatto attraversa la strada e fa cadere due persone in motorino ammazzandole dovrai risarcire agli eredi probabilmente almeno un milione di euro.

Bene, lo sai che se la tua polizza del capofamiglia ti copre solo fino ad Euro 250 mila o 500 mila il resto lo devi mettere con il tuo patrimonio personale? Magari rischiandoci la casa.

E stiamo parlando di una polizza da prima elementare a livello assicurativo. Non di malpractice medica. Non di rischi industriali. Non di Loss Profit o Product Liability.

Una semplice RC del capofamiglia che ormai te la vendono dappertutto.

E se penso che molte persone (soprattutto professionisti) si affidano a piattaforme di broker on line (o miste on line/off line) per assicurare la loro professione mi fa venire la pelle d’oca.

Cosa penserebbe il tuo cliente se tu commercialista, avvocato, architetto o (peggio) medico avessi stipulato la tua polizza assicurativa attraverso le solite pseudo convenzioni brokerizzate nel mercato internazionale da cui difficilmente caverai mai un ragno dal buco? Anche solo per farti assistere durante un processo penale/civile?

E se tu fossi il cliente, cosa penseresti del tuo professionista che si assicura in quel modo? O dell’azienda presso cui acquisti i prodotti che non ha adeguata copertura assicurativa?

Vedi, nello schianto del Lander Schiapparelli sono andate distrutte preziose strumentazioni. Nello schianto della tua vita contro un imprevisto andrebbe distrutto tutto ciò che hai costruito, con conseguenze economiche catastrofiche su tutto quanto ti sta intorno, famiglia compresa.

Il segreto che sta dietro la missione di Marte è che, finché non ci sono vite umane in ballo, esiste sempre una seconda chance. Una terza, una quarta chance. E così via.

Ma quando in gioco ci sono le vite delle persone (ed il loro patrimonio presente e futuro), allora una seconda chance non è concedibile.

Ed è a quel punto che vorresti che tutto ciò che hai di più caro non finisca in mano ad un assicuratore che ha una percentuale di schianto del 50%.

Quindi, se vuoi che il tuo modulo non si schianti su Marte e nemmeno contro qualsiasi altra cosa che può mettersi tra te e la tua serenità, allora ti consiglio di iniziare da qui:

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Stay tuned

Ilie Rizzato

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Vuoi davvero contare qualcosa per la tua Assicurazione?

Ecco le tre cose da sapere per diventare davvero un cliente importante per la tua Assicurazione. Ignorane anche solo una e correrai seri rischi.

Sapete che sono un campione nel dirvi le cose che non vi fanno piacere. Una forma di sadismo scrittorio che applico come se non ci fosse un domani.

Bene, allora la domanda volutamente provocatoria che voglio fare è questa: quando devi valutare a che assicuratore affidarti, come ti comporti? Ragioni con la mentalità giusta oppure segui la filosofia dei comparatori come un segugio (.it)?

Tradotto: usi la mentalità di chi guarda al medio e lungo periodo o ti muovi alla ca**o di cane?

Eh si, perché prendere ogni singola polizza del proprio pacchetto e farla quotare da vari assicuratori nella speranza di spuntare il “miglior prezzo” sul mercato significa proprio ragionare come un cane, sempre inteso come comparatore.

Questa mentalità è accentuata dalle martellanti campagne di marketing, solitamente legate alle polizze più semplici da gestire, che sono quelle RC auto.

Senza indugio fai il segugio?

Senza indugio fai il segugio?

Le vedete anche voi le pubblicità in TV. C’è il Segugio, c’è il Facile, ce ne sono di vario tipo. E l’unico elemento sul quale puntano è il prezzo. “Noi ti facciamo risparmiare”, “noi ti facciamo pagare di meno”. “Manda a quel paese il tuo attuale assicuratore e prendi la polizza da noi con un click”.

“Compara più di 100 compagnie e sceglie quella che ti fa meno”. Come se le Compagnie fossero indistinte. Avere una polizza Generali o Unipol non è la stessa cosa di avere Amissima Assicurazioni. E a sua volta averla con Admiral, RSA o Quixa.

Nell’RC auto magari risulta facile ragionare così perché la componente “consulenziale” è sicuramente ridotta rispetto ad una multi rischi. O a polizze vita, infortuni e malattia. O, peggio, a polizze legate ad attività d’impresa. E quindi è chiaro: se ragioni da privato, nella tua mente la possibilità di risparmiare magari certe cifre è allettante, soprattutto se con un click puoi comparare tante offerte.

Solo che questo modo di pensare, che già è pericoloso nell’RC auto, se estremizzato e portato su tutto ciò che riguarda le polizze può portare a dei disastri (Vedi anche “La sindrome dell’odiosa RC Auto può uccidere la tua impresa“)

Se tu prendi le tue polizze singolarmente ad una ad una e le fai “preventivare” da tanti assicuratori ad una ad una, non è detto, alla fine, che tu abbia la soluzione totale migliore. Nel complesso intendo.

Anzi, se leggerai fino in fondo questo articolo, scoprirai che è vero il contrario

Fare il “comparatore fai da te” è contro il tuo interesse se segui la logica che ti inculca la TV.

Semplicemente perché al Segugio o a chi per lui non frega niente della tua vita e quindi della protezione che necessita. Al Segugio interessa che tu clicchi su quel cavolo di preventivo di Teledrin Insurance per guadagnare quei 10 euro di provvigione. Che moltiplicati per qualche centinaia di migliaia di click rendono l’operazione a lui economicamente interessante.

Ma questa “mentalità” con te è pericolosa. Peggio se tu sei un imprenditore e trasli questo modo di fare nella tua azienda. Oppure nella tua professione, se sei un professionista. E l’ho visto fare molte volte. Per questo te lo sto dicendo.

Non fraintendere. Voglio forse dire che non devi mai cambiare assicuratore e che devi stare dove stai e affidare tutto al primo incapace che trovi? Ovvio che no!

Voglio dire che se trovi l’offerta del secolo non ne devi approfittare? Ovvio che no.

Unipol Tower

Unipol Tower

Quello che ti voglio dire, invece, è che nell’ambito di un ragionamento professionale, dovresti SELEZIONARE con cura a chi affidarti. Insomma, perché un ristorante lo scegli guardando le recensioni di TripAdvisor, un medico guardando al suo curriculum ed al suo prestigio ed un assicuratore perché te lo consiglia “TUO CUGGINO”? Oppure perché “TI FA MENO”.

Studia bene la sua storia, le sue capacità e solo dopo comportarti come ti dirò da qui in avanti.

Se non farai così, alla fine della giostra, ci rimetti su molti fronti.

Se tu non dai al consulente l’intero quadro assicurativo dell’impresa (o dell’attività o della famiglia) il consulente non può farti una vera consulenza.

Attenzione: non ti ho detto che devi dargli tutte le polizze subito. Ti ho detto che devi dargli tutto il quadro assicurativo.

Perché tu non hai le capacità di stabilire cosa ti serve e in che misura. Almeno non le capacità professionali.

Certo, sai dove stanno i rischi della tua impresa meglio di chiunque altro, ma probabilmente non li sai tradurre in una sequenza di garanzie. Se progetti impianti e li installi, nella tua polizza RCT ci dovranno essere i danni per errori di progettazione e una postuma da installazione.

Se sono impianti a servizio di attività industriali servirà la clausola “Danni da interruzione e sospensione attività” e, cosa molto importante, bisognerà capire con che sottolimite. Questo in funzione di dove vai a fare i lavori.

E questo solo come esempio. Ma è per farti capire che la scelta di una consulente così non è semplice.

Perché avere il quadro totale permette al consulente di giostrarsi tra le varie coperture. Potrebbe farti risparmiare molto su una certa area di rischio e consigliarti di “reinvestire” quel risparmio su una certa copertura che non hai, oppure su una polizza migliore che costa di più ma che, a conti fatti, ti fa risparmiare.

Il fine ultimo sarà sempre quello di avere un unico interlocutore assicurativo capace di soddisfare al meglio le coperture di cui necessiti. Perché uno solo e non tanti?

Avere tante polizze “sparse” tra più assicuratori fa si che tu non sia realmente “cliente” di nessuna Compagnia. E questo implica una serie di “mancati benefici” che nel lungo periodo possono essere importanti.

Non sto dicendo che sarai penalizzato sul singolo contratto ma che non potrai godere di condizioni migliori o trattamenti migliori nel complesso.

Per esempio, in caso di rischi “sinistrati” sorgerà il concreto pericolo di vederti recapitare la disdetta della Società Assicuratrice. Se tu dai ad una Compagnia solo l’osso e la polpa la distribuisci in giro, prima o poi ti torna tutto indietro.

E poi avrai il problema di piazzare altrove un rischio colpito da disdetta per sinistrosità. E ti posso assicurare che è un bel problema.

Non troverai assicuratori disposti a rifarti quella polizza allo stesso prezzo ed alle stesse condizioni. E stai sicuro che le polizze più sinistrate sono quelle più importanti per la tua attività.

Bel problema vero? Probabilmente l’hai già dovuto affrontare.

Quindi alla fine, proprio sulle polizze che più ti interessano devi: o pagare di più, o diminuire le garanzie (sottolimiti più bassi, franchigie più alte) oppure devi rovistare il sottofondo dei barili del marcato assicurativo.

Non il meglio insomma per l’attività principale della tua vita.

E poi, può succedere che hai bisogno di coperture molto particolari che magari sono rischi “poco graditi” in linea generale, da una compagnia.

Magari ti serve una fideiussione assicurativa. E a parte qualche Compagnia da cui ti consiglio accuratamente di stare alla larga, le primarie Compagnie non concedono fideiussioni al primo che bussa alla porta. E nemmeno al cliente che ha solo una polizza.

Alla stessa stregua con cui tu non faresti da garante al primo che passa per la strada. Ovvio. E nemmeno probabilmente al conoscente con incroci sul pianerottolo alla mattina ma con cui non hai alcun rapporto se non “buongiorno/buonasera”.

Questo è evidente. E perché le Compagnie si dovrebbero comportare con te in maniera differente?

Ma di esempi ce ne sono anche altri… non mi dilungo.

Cosa fanno (quasi) tutti gli assicuratori

Quasi tutti si comportano seguendo a filosofia del segugio(.it). Sia assicuratori “tradizionali”, sia Banche e Poste. Anche perché è la più semplice da attuare e, giocando sui numeri, all’apparenza la più redditizia.

Ma chi fa così non sta facendo il tuo interesse ma il suo. Che è quello di fare una polizza in più e poi tante grazie.

“Prendi i soldi e scappa”.

Molti assicuratori (di poco conto) si dannano l’anima per stare dietro a questa corsa al prezzo, magari riescono pure a far risparmiare qualcosa in maniera spot. Ovviamente abbassano il loro margine per cui non hanno possibilità di darti alcun servizio.

Anche perché per sopravvivere devono continuare a trovare altri limoni da spremere. Per cui non hanno tempo di approfondire le tematiche di nessuna materia. Vendono le polizze come venderebbero la verdura: non è il modo giusto di operare.

E la formazione costa. Se non altro in termini di tempo! Ecco perché spesso vengono respinti i sinistri. Non perché le Compagnie sono cattive ma perché troppi assicuratori (spesso improvvisati) SONO IGNORANTI.

Dilettanti che praticano la pesca a strascico. Giocando con le cose importanti della tua vita.

Ma oggi la musica è cambiata. Ed il dilettantismo è deleterio per tutti. Soprattutto se in gioco c’è la tua azienda.

Perché se un assicuratore NON costruisce con te un rapporto solido e qualificato e non costruisce tra TE e la COMPAGNIA un rapporto solido e qualificato TU non sarai mai veramente cliente della Compagnia.

E le condizioni migliori non le otterrai. Soprattutto quando le cose cominciano ad andare male sotto il profilo tecnico dei sinistri.

Capisci cosa intendo? Tu devi diventare QUALCUNO per la Compagnia con cui ti assicuri. Ed il tuo consulente, che ti aiuta nel costruire il programma assicurativo, ti accompagna per far si che questo accada.

Ecco perché io ti sconsiglio di affidarti ad un Broker. Fosse anche il migliore del mondo. Perché il Broker è un mediatore. Non rappresenta la compagnia. Non ha possibilità, né volontà e nemmeno interesse (soprattutto economico) di farti diventare QUALCUNO (anche come azienda) per la Compagnia.

Perché lui stesso non ha alcun vero rapporto con la Compagnia.

Se non segui il mio consiglio sarai uno dei tanti, sempre a rischio di pagare di più le polizze, di vedersi “trattato peggio” quando c’è un sinistro e magari, di vedersi chiuse le porte in faccia.

E di sicuro non otterrai il meglio.

Ma TU hai la possibilità di toglierti da questa situazione. Ed è semplice farlo.

Cosa devi fare?

1) Cambiare mentalità. Ragionare per il TUO interesse nel medio e lungo periodo. Come fanno le grandi Aziende assennate. Essa hanno solitamente un solo interlocutore. Non tre, quattro. Uno.

Certo, questo ti deve spingere a scegliere con grande cura il tuo Consulente e la sua Compagnia di riferimento.

Quindi, non più tanti assicuratori ma un solo assicuratore. E ti serve un assicuratore che rappresenti una Compagnia adatta al tuo target. Se sei un azienda, una Compagnia Primaria, le cui competenze tecniche permettano di padroneggiare questo tipo di realtà. E credimi non sono tante.

2) Ovviamente è sempre meglio un Assicuratore con mandato diretto delle Compagnie anziché un Broker. Questo perché l’Agente ha il rapporto fiduciario con la Compagnia. Essere clienti dell’Agente significa essere clienti della Compagnia.

Il tuo Agente può edificarti di fronte alla Compagnia. Il tuo Agente parla con i liquidatori della Compagnia con un rapporto diverso con cui parlerebbe un broker.

Nella costruzione del pacchetto assicurativo la Compagnia con l’Agente costruisce la tua soluzione. Con il broker, il broker fa tutto. E spera sempre che sia uno capace. Incrocia le dita.

Gioca a carte scoperte

Gioca a carte scoperte

Il broker, per quanto bravo sia (ma ce ne sono ancora in giro?), rappresenta a mala pena se stesso.

Perché essere clienti del Broker significa essere clienti del Broker. Punto! Non sei QUALCUNO per la Compagnia. O, per lo meno, non sei quel QUALCUNO che è preferibile tu sia.

3) Devi giocare a carte scoperte. Il tuo consulente è il tuo medico. Tu non vai dal medico e dirgli metà delle cose. Perché se tu pensi all’assicuratore come ad un “semplice fornitore” allora stai sbagliando strada.

Mi spiace ma è così. Quando un cliente si affida a me io sento la responsabilità di tutto ciò che ha di più caro. La sua vita è in mano mia: l’azienda, lo studio, la salute sua e dei sui famigliari. Dei suoi dipendenti.

E’ qualcosa che va aldilà del singolo contratto e del singolo pacchetto assicurativo. Le aziende, le polizze, i sinistri sono collegati a famiglie, a gente che vive attorno ad una realtà economica che va protetta come fosse la cosa più preziosa al mondo.

Perché, per quelle persone, quella realtà economica è la cosa più preziosa al mondo.

Quindi o mi metti nelle condizioni di lavorare sapendo tutto e conoscendo tutto. Oppure stai mettendo a rischio la TUA situazione. Non tanto la mia.

Quindi i passi da fare sono:

  • Scegliere un solo consulente qualificato (il tuo Dottore delle polizze) e non tanti assicuratori;
  • Diventare QUALCUNO per la propria Assicurazione e non essere un cliente dei tanti, seguendo il processo mentale e pratico che ti ho suggerito;
  • Giocare a carte scoperte con il consulente affinché possa ottimizzare il tuo pacchetto sia per quanto riguarda le garanzie sia per i premi da pagare.

Salta anche solo uno di questi punti e lo farai a rischio e pericolo tuo e delle persone che fanno affidamento su di te.

Ilie Rizzato

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La sindrome dell’odiosa RC Auto può uccidere la tua impresa

Gli sbagli che probabilmente anche tu fai e che possono mettere a rischio irrimediabilmente il tuo business.

Assicurarsi è una necessità. Quello lo sanno anche i bambini. Poi però crescendo, diventando adulti e saggi, ci si rincitrullisce e combiniamo le cavolate. Tu sei uno di questi? Probabilmente si (mi spiace, a volte non risulto simpatico, di primo acchito… ma dal vivo sono spassosissimo).

La stragrande maggioranza delle persone, anzi, tutte le persone hanno un solo obiettivo quando si tratta di assicurazioni: risparmiare.

Che di per sé mica è una cosa sbagliata. Direi che spesso è il motore che ti fa muovere verso un confronto tra quello che già hai e quello che offre il mercato.

Ma c’è modo e modo di ragionare. Se ti fai prendere dalla “sindrome dell’odiosa RC Auto” allora le cose possono essere pericolose.

Perché “odiosa” RC Auto? Perché è vissuta come una tassa e non come una necessità. E questa cultura imperante è quella che mette a rischio la tua impresa . E’ la sindrome dell’odiosa RC Auto ad aver fatto diventare un “mantra” lo sconto sulle assicurazioni, un fattore da ottenere a tutti i costi.

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Facci caso: vai in banca e ti vogliono fare la polizza RC Auto scontata. Vai al supermercato e ti appioppano la polizza RC Auto scontata tra due etti di crudo e tre di Asiago. Accendi la TV e una qualunque AssiTeleDrin ti offre la polizza on line con un ribasso del 50%. Un cane si mette a fare le comparazioni davanti ai microfoni in conferenza stampa. La sagra dei pubblicitari creativi. Una Babilonia, un circo.

Cosa comporta questo? Che nella stragrande maggioranza dei casi l’equazione mentale è semplice: assicurazione = RC Auto. RC Auto = tassa ingiusta. La tassa ingiusta, in quanto ingiusta, deve costare il meno possibile.

Risultato: tutti ormai si sono abituati a pensare che l’assicurazione, in generale, e non solo l’RC Auto, sia sempre una tassa ingiusta e che la migliore sia quella che ti fa risparmiare.

Bene, questa cultura assicurativa è un kalashnikov puntato sulla faccia della tua attività? Non mi credi?

La logica del risparmio applicato ai rischi di un’attività d’impresa è un suicidio annunciato se fatto senza criterio.

Non mi fraintendere: non significa che devi sottoscrivere le polizze più costose. No, è roba da pazzi.

Dico che non dovresti mai rinunciare a coprire alcune aree di rischio in nome del risparmio. E che “il risparmio” non deve essere mai la linea guida nelle scelte assicurative. E se il tuo consulente o assicuratore che sia, non ti ha sufficientemente messo in guardia da questo pericolo, allora è tempo di cambiare mentalità e sicuramente anche assicuratore.

Ce l’hai il Risks Manager?

Se la tua struttura conta appena qualche operaio ed una segretaria che passa metà del tempo a condividere su facebook aforismi scritti su tramonti romantici allora so già la risposta.

Lo so, caro amico imprenditore, che nella tua azienda il 99% delle faccende passano sul tuo tavolo e non hai tempo per nulla. E’ così dappertutto. E che “c’è la crisi” e quindi l’ultimo dei tuoi problemi è l’assicurazione. E che magari sei pure in dubbio di ridurre l’organico lasciando a casa l’impiegata. Quindi inutile parlarti di Risks Manager…

Ma non preoccuparti. Qualunque sia la dimensione della tua attività sappi che sei in buona compagnia.

Tre mesi fa ho avuto modo di trattare una grossissima azienda. Si trattava della più grande azienda in Europa nel suo campo. Con ben sei stabilimenti in Italia e diversi pure all’estero.

Bene, noi crederemmo che in un’azienda del genere ci siano squadre di preparatissimi ingegneri dedicati solo nell’individuazione dei rischi e nella loro risoluzioni. In realtà nulla di tutto questo. Nada, nisba, niet.

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Quindi, se non ce l’hanno loro perché dovresti averlo tu? Posso forse rimproverarti?

“Risolvimi il problema!”

Anni fa lavoravo in un’Agenzia dove la frase che più spesso sentivo dire dal Boss era “risolvimi il problema”.  Quindi sono cresciuto con questo tipo di mentalità: risolvere problemi. Come il Sig. Wolf di Pulp Fiction, ma con molto meno stile.

Come ti risolvo il problema di non cadere nella sindrome dell’odiosa RC Auto ovvero del risparmio ad ogni costo, senza un Risks Manager e senza mettere a repentaglio la tua impresa ed i tuoi guadagni e non spendere cifre esorbitanti?

Sembra impossibile, eppure per chi lavora nel campo assicurativo delle aziende questo è il lavoro da approntare.

Si tratta di individuare le aree di maggior rischio, stabilire massimali e somme assicurate adeguate a fronteggiare un disastro totale. Valutare l’impatto sull’attività di eventuali eventi che generano un sinistro parziale. Capire fino a che punto l’azienda può accollarsi eventualmente una parte del danno e che budget è in grado di mettere a disposizione. Shakerare, aggiungere qualche eventuale leva fiscale, guarnire con un’oliva e servire.

Qualcosa di diverso rispetto a: dammi le copie delle polizze che vediamo se ti faccio risparmiare. Che, per carità, può essere il punto di inizio di una valutazione che deve essere molto più ampia ed articolata.

Essa dovrà essere in grado in primo luogo di rispondere alle richieste di risarcimento che possono arrivare dai terzi: RCT, RCO, RC prodotti. E dovrà dare copertura ai danni che i propri beni possono subire: incendio, furto. E, se possibile, ammorbidire l’impatto sui mancati introiti per il fermo produzione: danni indiretti.

Un lavoro articolato e stimolante. Un vero lavoro di squadra tra assicuratore e imprenditore. E non un tira e molla sul prezzo a carte coperte.

Quello che mi chiedo a questo punto è: saresti in grado di giocare a questo gioco? Oppure sei tra quelli che giocano ai dadi con la principale attività della propria vita? Che credono che l’assicurazione sia una tassa ingiusta, almeno fino al giorno in cui mezzo capannone del vicino non va in fiamme e ti prendi paura?

Come ho detto, il cambio di mentalità, è determinante. E se hai voglia di giocare sul serio prova qui =========> CLICCA SUBITO.

Ilie Rizzato

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Se sei un’azienda e pensi che il Broker lo faccia meglio…

Miti e credenze di una figura professionale dai molteplici aspetti spesso sconosciuti.

“Io ci ho il broker che mi fa le polizze dove costano meno”. Quante volte avrò sentito queste frase? Magari senza errori grammaticali ma il succo è spesso questo. Molte aziende credono ancora che avere un broker che ne segui i destini assicurativi sia la panacea di tutti i mali. E che “far risparmiare” sulle polizze sia l’unico compito di un assicuratore. Ma è proprio così per un’azienda?

Esistono situazioni dove l’assistenza di un Vero Broker è essenziale e la questione dei costi è di secondo piano. Parlo in particolar modo quando vi sono gruppi aziendali delocalizzati su stabilimenti in tutto il mondo. Finché le sedi sono nell’ambito dell’Unione Europea le cose possono essere anche gestibili localmente da un Agente (non tutti). I grandi Gruppi Assicurativi hanno spesso sedi di rappresentanza in ogni paese UE. Oppure possono operare in FOS (Free on Service) con una certa agilità. Ma cosa succede quando le sedi da assicurare sono in Giappone, Emirati Arabi o qualche paese del sud America? In casi come questi è evidente che una grossa società di brokeraggio può trovare canali e soluzioni molto valide relazionandosi con Compagnie anche di una certa solidità nel paese corrispondente.

Ma se la situazione che riguarda la tua azienda non è di questo tipo, se il massimo della tua delocalizzazione è avere un magazzino di scorta a Cadoneghe (provincia di Padova… per chi mi legge da lontano) allora le cose possono essere ben diverse. Perché se da un lato ipoteticamente un Broker può lavorare con tutto il mercato e quindi spuntare il miglior premio (ma sarà sempre vero?), dall’altro ci sono delle cose da tenere a mente.

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Il broker rappresenta il cliente… ma soprattutto rappresenta solo sé stesso!

Cosa significa? E’ vero che la stessa legislazione stabilisce che il broker agisce in nome e per conto del cliente (e nel suo interesse). Ma è anche vero che il Broker, quando vi propone una polizza di una Compagnia, agisce solo come mediatore e non ha nessun rapporto con essa. Un fatto buono? Dipende. Il concetto di “indipendenza” di un mediatore è sempre relativo e a volte può essere controproducente. Pensate sia meglio che il proprio interesse sia curato da un “mediatore” o da un Agente che ha potere di rappresentanza e la totale fiducia della Compagnia Mandante? Questo vale sia per quanto riguarda eventuali sconti sui tassi, sia per l’assunzione di parti di rischio meno graditi. Un fatto non insolito ma di vitale importanza per il vostro business.

Ricordate: l’Agente rappresenta la Compagnia ed è il suo fiduciario. Il broker rappresenta sé stesso. Quale soluzione sia meglio, valutate voi.

Il broker lavora con tutto il mercato? Ma quale?

Parliamoci chiaro: alcuni broker lavorano con tutto il mercato… che conta. Altri, invece, lavorano solo con le Compagnie che danno loro retta. I grandi Broker che gestiscono grandi rischi DEVONO per forza di cose rapportarsi con grosse Compagnie (per un problema di “ritenzione” ovvero di capacità della Compagnia di tenere una quota più o meno grande di rischio). La Carlotta Assicurazioni (nome di fantasia) non potrà mai assicurare un grosso stabilimento industriale per problemi riassicurativi. Probabilmente Unipolsai, Generali o Axa, tanto per fare qualche nome notissimo, si. Ed i grossi Broker lavorano in quel mercato. Senza bisogno della Carlotta Assicurazioni Soc. Coop. a Resp. limitatissima. Se qualcuno la propone… ora sapete il perché.

Il broker mi segue meglio

È vero anche qui fino ad un certo punto. Vogliamo parlare nel campo dell’autotrasporto conto terzi (il mio primo grande amore) e di cosa sta succedendo? Mega libri matricola (a volte dalla dubbia regolarità) con premi scontati fino all’osso. Immense “moli” di autocarri trasferiti da una compagnia ad un’altra (spesso Risk_0Compagnie di secondo piano, per così dire) con i clienti che nemmeno sanno dove saranno piazzati, con documentazione contrattuale insistente tranne il contrassegno (ora nemmeno più quello) e dove per vedersi risolvere un problema hai la stessa emozione di un “Gratta e Vinci”. Premi dimezzati, margini bassi, servizio zero. E’ il mercato bellezza. Se sei finito in questo “calderone” ed hai pensato di aver fatto l’affare sappi che non è vero. Il problema è dietro l’angolo… o dietro una curva.

Mandatelo..

ATTENZIONE: per legge il Broker deve far sottoscrivere un “mandato”: un contratto in cui gli affidate l’incarico ad agire nel mercato assicurativo nel vostro interesse. Mi raccomando… non siate superficiali. Leggetelo con attenzione. E pretendete un mandato: alcuni broker ho visto operano senza. Tanto tutto va sempre bene. Un broker che opera senza mandato lo fa contro la legge. E non ha copertura assicurativa per gli errori professionali che può commettere. Ai vostri danni, s’intende.

Occhio alla scadenza: il mandato ha solitamente dei termini di disdetta. Ne ho visti alcuni che prevedono l’invio della raccomandata addirittura da 6 a 12 mesi prima. Una follia. Se ve lo propinano così… mandatelo. Fate voi dove.

L’opinione

Pensiero personale: ci sono Broker con i fiocchi e broker. Ne ho conosciuti pochi dei primi e tantissimi dei secondi. I primi hanno competenza e struttura. Lavorano con valide Compagnie e su rischi che non potrebbero essere gestiti altrimenti. E, credimi, se stai leggendo questo articolo significa probabilmente che non è il tuo caso.

I broker invece sono molti: alcuni di loro son validissimi professionisti, magari non molto strutturati e spesso sono specializzati su alcune categorie di rischio e sanno offrire a tal riguardo un buon servizio. Rispetto ad un Agenzia ben qualificata non sempre hanno caratteristiche elevatamente differenzianti. Altri, invece, operano per lo più come un qualsiasi subangente plurimandatario ma non hanno lo stesso rapporto fiduciario con l’Agente e le Compagnie delle quali propongono le polizze. Fanno il loro “sporco” lavoro come tutti i poveri Cristi di questo mestiere. Spesso con tante difficoltà ed inseguendo i premi sempre più bassi. Non danno alcun “PLUS” al proprio servizio. Li riconoscerete a naso. 

Ilie Rizzato

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Sottoassicurazione: la malattia nascosta della tua polizza

L’importanza di assicurare adeguatamente i propri beni al giusto valore influisce sulla determinazione del risarcimento

Esiste una subdola patologia nelle coperture assicurative che può pregiudicare, anche in maniera sostanziale, l’entità dei risarcimenti: si tratta della sottoassicurazione.

Sottoassicurare un bene significa, appunto, assicurarlo per un valore inferiore rispetto a quello reale.  Solitamente tale valore reale è stabilito secondo alcuni criteri quali il valore di ricostruzione, il valore a nuovo o di rimpiazzo o il valore di listino. Questo a seconda che si tratti di un bene immobile (un fabbricato ad esempio) o un bene mobile (un autovettura, un macchinario, eccetera). valutazionecasa La fonte normativa da cui deriva il pericolo della sottoassicurazione è l’art. 1907 del Codice Civile che dice: “Se l’assicurazione copre solo una parte del valore che la cosa assicurata aveva nel tempo del sinistro, l’assicuratore risponde dei danni in proporzione della parte suddetta, a meno che non sia diversamente convenuto”.

Di “sottoassicurazione” si ammalano per lo più le polizze assicurative sopra i fabbricati, che nel tempo sono soggetti ad una apprezzamento. Diversamente dai beni mobili (auto, macchinari, apparecchiature) che per usura, vetustà ed avanzamento tecnologico sono invece usualmente soggetti ad un deprezzamento.

Ma come funziona in concreto la regola proporzionale ex art. 1907 del Codice Civile? Vediamo un esempio da prima elementare, che sono i miei preferiti:

Il papà di Pierino deve assicurare una casa che il perito ha stabilito avere un “valore di ricostruzione ai fini assicurativi” pari ad Euro 250.000,00. Il papà di Pierino, furbo come il figlio, per risparmiare sulla polizza decide di assicurarsi per Euro 150.000,00 (magari su internet dove non vi è il filtro di un intermediario che avrebbe consigliato diversamente).  Dopo tre mesi una tromba d’aria scoperchia il tetto producendo danni per Euro 40.000,00. Il papà di Pierino è tranquillo, perché la sua Multirischi dell’abitazione copre anche gli eventi atmosferici. Dopo qualche giorno (ah ah ah nel mondo dei sogni i sinistri vengono liquidati subito) al papà di Pierino viene presentato l’atto di quietanza del sinistro e, con sorpresa, scopre che l’indennizzo è pari, solamente, ad Euro 24.000,00. Che cos’è successo?pierino

Semplicemente ha trovato applicazione la regola proporzionale: infatti, il fabbricato del valore di Euro 250.000 è stato assicurato (a valore intero) per Euro 150.000, con una sottoassicurazione del 40%. Il danno parziale prodotto (pari ad Euro 40.000) ha subito una decurtazione proporzionale del 40% (40.000×40/100= 16.000), comportando un calcolo della liquidazione pari ad Euro 40.000-16.000 = 24.000,00.

Se il danno subito fosse stato totale (ed esempio per effetto di un incendio), la liquidazione sarebbe stata di Euro 150.000 (cioè fino alla concorrenza del massimale assicurato), ed il papà di Pierino avrebbe “sopportato” in proprio i rimanenti 100.000 euro di costi di ricostruzione.

L’esempio, oltre a non tenere conto degli eventuali scoperti e franchigie di polizza (in fondo è il mondo dei sogni, no?), non considera la possibilità, spesso offerta dalla polizze incendio, di avere una sorta di “tolleranza” tra il valore assicurato ed il valore del bene. Esiste, infatti, una clausola (non di rado automaticamente operante) chiamata “Deroga alla regola proporzionale” che permette, appunto, una tolleranza del 10% (o più) tra i due valori, rendendo inapplicabile la regola proporzionale sempre in caso di danno parziale.

I consigli. Per non ammalarsi di “sottoassicurazione” il primo consiglio che si può seguire è di affidarsi ad un professionista coscienzioso. Egli sicuramente vi guiderà nello stabile al meglio il valore del bene da assicurare. Con l’accortezza che è meglio sbagliare all’insù (sovrastima) che all’ingiù (sottostima). Inoltre, è sempre consigliabile rivedere periodicamente la polizza, anche perché i beni assicurati potrebbero essere mutati (lavori di ampliamento, acquisto di nuovi beni che variano l’ammontare della partita contenuto, eccetera) così da mantenere sempre giovane e bella la vostra polizza. Oppure, se proprio vi è antipatico il vostro consulente e lo volete vedere il meno possibile, indicizzate le somme assicurate (solitamente all’indice Istat). Muteranno così, automaticamente, massimali e premi, mantenendo inalterati eventuali scoperti e franchigie.

Accenno al fatto che ci sarebbe anche la possibilità di assicurare i beni a “primo rischio assoluto”, ma questa è un’altra storia e la affronteremo in futuro.

Ilie Rizzato

 

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La garanzia spese di demolizione e sgombero

Come coprirsi dalle ingenti spese che nascono dalla necessità di rimuovere i residui del sinistro

Il verificarsi di un sinistro di notevole entità comporta sicuramente forti disagi per il danneggiato. Egli, infatti, oltre a trovarsi con il bene da ricostruire o sostituire (che sia la propria casa o la propria attività), è molto probabile che ok_5si trovi a fronteggiare grosse problematiche legate al fermo produzione o al mancato godimento. Si pensi, ad esempio, per un’abitazione, alla necessità di doversi trovare un nuovo alloggio temporaneo o per un’attività economica, il mancato guadagno dovuto alla sospensione attività.

Proprio nel momento in cui il danneggiato si trova in maggior difficoltà, dunque, insorge un’ulteriore problematica: demolire, sgomberare e smaltire i residui di quel sinistro che sta dando di per sé molti pensieri. E le spese relative a questa operazione possono essere anche molto ingenti, nell’ordine di diverse decine di migliaia di euro, anche centinaia.

La risposta assicurativa a questa problematica è data dalla garanzia “Spese di 122230254-f49b9584-0984-4570-85bb-ccd504ca38ebdemolizione e sgombero”. In questa voce si ricomprendono tutti quegli oneri che derivano dalla demolizione, lo sgombero, il trasporto, lo stoccaggio, il trattamento e lo smaltimento dei residuati del sinistro alla più vicina discarica autorizzata (quasi sempre sono esclusi i materiali radioattivi disciplinati dal D. Lgs. n. 230/95 e successive modificazioni ed integrazioni) e, in caso di sinistro che renda impossibile all’Assicurato l’utilizzo, anche parziale, dei locali, si ricomprendono le spese per rimozione, trasloco ed il ricollocamento del contenuto.

Usualmente a questa garanzia non viene data l’importanza che merita. E sono proprio gli stessi intermediari assicurativi, soprattutto quando si stratta di abitazioni civili o piccole attività commerciali ed artigianali, a preferire l’economicità della proposta assicurativa alla completezza dell’offerta mancando di inserire tale garanzia con massimali adeguati.

Il nostro consiglio, però, è di non sottovalutare le conseguenze economiche negative che si possono verificare allorché si debba procedere a demolire e sgomberare i residui di un sinistro. Anche perché, come abbiamo ripetuto prima, tale spesa arriva proprio in un momento in cui l’assicurato si trova in una situazione di debolezza, in quanto spesso fermo o comunque danneggiato dal verificarsi del evento.

Ilie Rizzato

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Carrelli elevatori: nuove norme per questo rischio

La Motorizzazione Civile ha emanato disposizioni definitive in merito alla circolazione dei carrelli elevatori.

Stop ad ogni possibile ambiguità in tema di circolazione su strade pubbliche da parte dei carrelli elevatori (a volte chiamati volgarmente “muletti”). Tutti i carrelli che non siano stati immatricolati e che quindi non siano coperti 5dall’obbligatoria polizza RC Auto, non potranno avere accesso alla viabilità pubblica. Sparisce, quindi, l’autorizzazione provvisoria che fino a poco fa la Motorizzazione Civile poteva rilasciare annualmente.

A questo punto, è importante sapere che le strade da percorrere (in questo caso metaforicamente) saranno solo due: o si procede all’immatricolazione dei mezzi (che saranno quindi soggetti alle disposizioni del Codice della Strada) oppure la circolazione dei carrelli elevatori potrà avvenire solo in aree private (come ad esempio i piazzali dell’azienda). In questo caso, vale la pena porre molta attenzione alla propria polizza di Responsabilità Civile dell’azienda (RCT) che deve assolutamente contenere l’estensione dei danni provocati dalla circolazione di questi mezzi. Mi raccomando: la copertura è relativa solo se i mezzi si muovono nell’area privata di pertinenza aziendale. Far circolare il mezzo non targato in strada, anche solo per pochi metri, è un rischio non coperto e non assicurabile (in quanto contrario alle disposizioni di legge vigenti). Non rischiate: in caso d’incidenti non avreste nessuna copertura. E non voglio nemmeno immaginare cosa succederebbe in caso di sinistri gravi (con lesioni fisiche o peggio).

Queste norme sono efficaci già dallo scorso 24 aprile. La circolare della Motorizzazione Civile è consultabile qui.

Ilie Rizzato

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